RIDI SAVONA

Perché essere un po' dissacranti aiuta a guardare con occhi diversi qualsiasi cosa!

Seguite la sua nuova sit-com Oh my God!

Invino Veritas Puntata VIII da Un mercoledì da beoni di Felice Rossello

Invino Veritas Puntata VIII

Invino Veritas

Invino Veritas Puntata VIII

“Eccoci arrivati ad un altro mercoledì insieme. E’ bello vedervi tutti in salute, malgrado l’età!” dice Ennio.

Ci tocchiamo tutti e Mario che non le manda a dire a nessuno: “Le ovvietà le hai esaurite tutte per oggi, o ne hai altre?”

Ennio ci resta male guarda me e Giuse e ci chiede:

“Cos’ha oggi? S’è svegliato male?”

”A parte che mi sono svegliato alle otto, neanche dovessi andare a lavorare, sappi che sono nervoso perchè domani devo andare a fare le analisi del sangue e sono preoccupato.”

“Perchè le fai? Stai male?” chiedo.

“Benissimo non sto, è da un po’ di tempo che ho un dolore al fianco destro che mi tormenta. Sono andato dal medico e mi ha detto che per saperne di più. .”

“Bisognerà fare delle analisi approfondite. Mi ha scritto una sfilza di roba che fa paura…..Jimmy -dice al barman – portami un Marzemino, voglio stare leggero.”

Per fargli compagnia anche noi tre ci accodiamo.

“Certo che a una certa età bisogna stare attenti a tutto!” filosofeggia Ennio.

“Me lo spiegate perchè quando eravamo giovani ci vedevamo tutti i giorni all’ Osteria a parlare di donne e oggi siamo sempre in farmacia e parliamo di acciacchi?”

“Be’ però noi ancora una volta alla settimana l’aperito lo beviamo, siamo vecchietti arzilli!” faccio io per non deprimere la truppa. “Non buttiamoci giù, dai!”

“Sì, ma le donne…”

“Quando eravamo pischelli – direbbero i romani – bastava che una donna respirasse per farci venire chissà quali idee…”dico io che continuo nel tentativo di tenere alto il morale della truppa.

“D’altra parte oggi quella idea – calca le ultime due parole Ennio – è solo un’idea perchè in pratica …” e fa un gesto con la mano come a dire nisba.

“Parla per te. Io sono ancora buono, sai…..” dice Mario

Abbiamo finito il primo Marzemino.

“Jimmy ce ne porti un altro per favore…evapora che è un piacere questo vino!” purtroppo Ennio vuole fare lo spiritoso, ma il suo è spirito di patata.

Jimmy porta un altro giro.

Leviamo i calici e profferiamo un cin cin garrulo. Solo a questo punto Giuse dice la sua:

“Chissà se nelle tue analisi che ti faranno domani, troveranno anche tracce di sangue nel vino?”

Ci guardiamo tutti.

Giuse parla poco, ma non parla mai al momento giusto!

Invino Veritas. Puntata VI. Tratto da un mercoledì da beoni. di Felice Rossello

Invino Veritas. Puntata VI. Tratto da un mercoledì da beoni. di Felice Rossello

Invino Veritas

VI

Ci sono dei mercoledì che ci sentiamo particolarmente colti, soprattutto se invece del vino ordiniamoci l’Hemingway che ha un grado alcoolico altissimo. Lo servono in quei calicilarghi in cui ce ne sta quanto basta per alterare al terzo sorso.

A quel punto perdiamo i freni inbitori e ci avventuriamo in discussioni più grandi di noi e tranciamo giudizi su cose di cui siamo ignoranti.

Creo che nascano così le fake news. Basta un sentito dire per renderlo noto sui social, senza verifica.

Oggi al quarto sorso Mario si lancia nella religione.

Parentesi per chi legge: Mario è l’unico laureato del gruppo, ma laureato non vuol dire niente, la laurea a noi studenti sessantottini la regalavano a tutti.

Ai miei tempi si sono laureati cani e porci, a volte mi viene il dubbio che se oggi siamo in queste condizioni sia colpa anche del 68, ma poi mi mangio la lingua.

E’ per me un asioma che la cultura non la fa la laurea, ma l’approfondimento degli argomenti e non importa se non hai la patente da una qualche Università ti dà la “patente” cioè una laurea. Per me un lauyreato è chi studia, approfondisce e in questo Mario è ancora oggi a 70 anni uno che studia. So che quando non beve legge e approfondisce.

Infatti pendiamo tutti dalle sue labbra.

Deve s stato Ennio che ha cominciato infatti assaporando voluttuosamente, neanche fosse una donna sexy, la ciliegina che era nell’Hemingway ha detto con voce già un po’ impastata:

“La mangio eprchè non è una mela e non ci sono donne!”

“Va bene che sei al terzo sorso e un po’ fané, ma che cazzo stai dicendo…Cosa c’entra la ciliegia con la donna e poi scusa…la mela, guardo che dico a Jimmy di portare via l’Hemingway, caro mio non lo reggi!”

Ho la bocca impastata anch’io, un po’, ma il ragionamento mi sembra quello di uno sobrio, tant’è vero che Mario scuote il capo e dice:

“Ennio ha ragione sono delle rosaceae entrambe, quindi c’è una grande affinità, tant’è che io sarei disposto a sostenere che non una mela, ma una ciliegia fece mangiare Eva a quel cretino di Adamo”.

Poi si rivolge a Ennio e gli chiede:

“Quando tu ti riferivi all’assenza di donne nel nostro consesso, volevi forse dire che la mangi sicyro pechè non c’è nessuna Eva che te la offre?”

Affascinato dalla spienza di Mario devo però precisare che Ennio non è quel pozzo di scienza che sappia queste! Ennio ha come hobby il calcetto, legge si informa poco, va in giro per la cittàostentando la Gazzetta dello Sport, non mi smebra così profondo; invece a sorpresa, certamente bluffando, Ennio dice sussiegoso:

“Certo a quello mi riferivo e convengo con te di ciliegia si trattò nel Paradiso Terrestre e non di mela!”

uesto può l’alcoll che un esperto di 4,2, 4; 5,3,2 ecc. possa far creddere di aver studiato una materia su cui hanno sudato generazioni di esperti.

Ma il mercoledì da noi a volte e così!

Da quel momento in poi ci impegniamo in una discussione “da ciucchi” ne l vero sens della parola:

All’una eravamo ancora lì che discutevamo su serpenti, mele, pere, cileige e susine, Pentateuco Deuteronomio (sì anche questi nomi vengono fuori quando sei ciucco!) sino a che Giuse che sino ad allora era stato zitto tutto attento asnetirci blaterare se ne esce con questa frase apodittica:

“Voi siete scemi -aveva la bocca impastata anche lui – Eva ha dato certamente da mangiare ad Adamo una mela…Volete la conferma? -ripetè Volete la conferma?2 La ripetè la frase perchè la prima gli era venuta un po’ impastata e non l’avevamo capita bene.

“A questo punto sì” dicemmo all’unisono.

“Ecco la conferma – ripetè lui tutto compreso – Vi siete mai chiesti perchè il pomo d’Adamo si chiama pomo d’Adamo?”

“No” dissi io con quello che mi restava di sobrietà.

“Si chiama così perchè la mela di Eva gli è restata nel gozzo!”

Quel mercoledì pagò lui perchè noi ce ne andammo scazzati e lolasciammo solo.

Parla poco e parla poco ma quando apre bocca ……. Povero Giuse.

Invino veritas. Puntata V . da “Un mercoledì da beoni” di Felice Rossello

Invino veritas

Invino veritas. Puntata V .

Il mercoledì successivo ci ritroviamo come al solito. Arriviamo alla chetichella.

Primo Giuse, poi uno dietro l’altro io ed Ennio.

Col solito ritardo Mario.

Non capisco perchè, pensionato come tutti noi, debba sempre arrivare in ritardo.

Meglio lo so perchè lo conosco da anni, Mario prima di uscire sta delle ore davanti allo specchio perché ha un vezzo: dal momento che ha sempre avuto sin da giovane pochi capelli, ci tiene a coprire gli eventuali buchi e lo fa poco prima di uscire da casa, di nascosto anche dalla moglie, che poveretta, pazienta. Quanta pazienza ha sempre avuto Anna (che noi abbiammo sempre chiamato James Bond, l’agente zero zero tette)!

Anna ragazza piena di verve si è “messa con lui” quando erano al Liceo e gli è stata sempre fedele, almeno credo. Erano compagni di scuola e hanno cominciato a flirtare (dicono quelli che parlano bene) dall’anno della maturità: lo so perchè sono coetaneo di Mario e io ho fatto la Maturità classica con poca gloria (sono stato rimandato in scienze e matematica, già perchè nel 66 rimandavano ancora). Loro due invece promossi Anna con una media altissima quasi 8, lui con la media del 7. Io avevo combinato un disastro all’esame orale di materie scietifiche. Vo rrei per la storia che si sapesse che nel 66 l’esame consisteva in quattro scritti, e deue orali che avvenivano a una settimana di distanza. Gli orali di materie scietifiche e gli orali di umnaistiche. Meno religione ti interrogavano su tutto, anche Educazione Fisica e Storia dell’Arte. Me lo ricordo, il commissario di scienze era la mamma di un mio amico e mi conosceva: veniva da Genova. Io mi ero autoraccomandato (mio padre è morto ignaro del fatto; se lo avesse saputo mi avrebbe disederato) e anche suo figlio che era mio amico appunto le aveva detto che noi di scienze non sapevamo nulla, perchè il nostro professore, non si sa se per ignoranza o per fannullaggine, non faceva nulla a scuola.

La signora professoressa che sapeva la nostra storia fu indulgente con tutti, anche con me, anzi soprattutto con me. Mi chiese di parlarle della fotosintesi clorofilliana.

Quando mi fece la domanda, una paralisi cerebrale si impossessò della mia mente.

“Che cazzo è la fotosintesi e poi la clorofilla!”

A quei tempi usavano le solette alla clorofilla per battere l’odore dei piedi. Pensai a quello, ma mi dissi che era impossibile che si parlasse di piedi perchè non erano nel programma. I minuti passavano e io zitto.

Lei, in maniera dolce mi ricordò che la fotosintesi erano un fenomeno delle piante. Io intuii che non fossero le piante dei piedi. Tagliò poi corto e mi disse: “Ma l’anidride carbonica la emettono le radici o le foglie?”. Mi illuminai “Questa la so!” – pensai tutto contento e risposi con voce stentorea: “Le radici!”

“Perchè?” chiese lei che non capii se era delusa o contenta della risposta.

“Perchè sennò l’acqua minerale non potrebbe essere gassata!”

Mi guardò e si limitò a dirmi: “Grazie, passi pure ad un’altra materia!”

Seppi poi alla fine del colloquio di materie scientifiche che avevo detto una cazzata. Me lo dissero i miei compagni di classe. Io sino a quel momento ero convinto di aver data una risposta intelligente.

Questo pensavo mentre Mario, tutto allegro, stava raggiungendoci al tavolo e garrulo ci disse un ciao stentoreo a cui noi tutti rispondemmo ciao.

Solo Giuse soprappensiero aggiunse: “Come sta zero zero tette?”

Calò un silenzio glaciale, Mario guatò Giuse e si rivolse al bancone:

“Un cabernet Jimmy, grazie”

Non parlò per tutto il tempo dell’aperitivo, neanche Giuse profferì verbo.

Solo io ed Ennio parlammo del più e del meno, di calcio e di cinema, solo quando Ennio nominò per un minuto la chirurgia estetica Mario si alzò e se ne andò.

“Come mai se ne va?” -chiese Giuse.

“E te lo chiedi?” gli risposi io.

Invino veritas di Felice Rossello, tratto da Un Mercoledì da beono.

Invino Veritas. Puntata IV. da “Un mercoledì da Beoni” di Felice Rossello

Invino Veritas. Puntata IV. da Un mercoledì da beoni.

InvinoveritasIV

Eravamo i soliti quattro amici al bar per festeggiare il solito mercoledì da beoni.

“Quant’è che ci conosciamo?”- chiede con tono nostalgico Mario.

Di tutti noi Mario, l’ingegnere, è il più nostalgico, quando beve un po’ di più ha quella che si dice la ciucca triste. Per questo motivo quando arriva la terzo bicchiere cerchiamo di sviarela sua ttenzione verso altro dal vino. Il mercoledì deve essere un giorno allegro, non ci piace vedere gente piangere.

“Sei già ciucco?” gli chiedo.

“No, non ho ancora bevuto, anzi -alza il calice che controluce manda un bel riflesso coloro rubino –

alla salute di tutti!”

“Io tanto bene oggi non mi sento – dice Ennio – Ho un dolore qui”

Si tocca la schiena.

“Sentite -faccio io -quello ha la nostalgia del passat, questo ha i dolori reumatici, non mi sembra che si prospetti una bella giornata, parliamo di cose allegre, dai…”

Giuse ligio al suo ruolo ci guarda e tace. Beve a piccoli sorsi il suo Piccolit e ascolta.

“Comunque fammi fare i conti…Io ho 68 anni…”

“Per gamba mi fa Mario. E’ 5 anni che dici di avere 68 anni. Senti non è possibile sei andato in pensione a 65 anni 6 anni fa…65 più 6 fa 71.”

“Non bisogna mica essere laureati per saperlo” – dico offeso io.

“Ma a volte serve!” replica Mario che mi ha preso con le mani nella marmellata.

“Io sapevo che tu sei di marzo, ma l’anno e il giorno non li so!” si intromette Ennio.

Giuse tace e sorseggia. Quando sdembra non interessasrsi del mondo e si limita a guardare, ridendo sotto i baffi, lo giuro in questi casi ride sotto i baffi, l’ho notato, comunque quando fa così che gli amici timettono in mezzo e lui sidiverete a guardare quello che è in difficoltà, tanto più che ora ci sono io sulla “cincia”, lo ammazzerei.

“ehi Giuse – lo apostrofo – cosa ci hai da ridere sotto i baffi?”

“Io, guarda che ti sbagli, io asaporo il mio Piccolit!”

“E’ vero – fa Mario – lui non c’entra niente, stavamo parlando della tua età, lui stava a sentire…”

“Sì ha ragione Mario, Giuse non c’entra, stavamo parlando della tua età…”

“Eh no, signori, veramente la prima domanda, quella iniziale era da quanto tempo ci conosciamo e io stavo facendo i contipartendo dalla mia età attuale”

“Che ci hai dato falsa, perchè il signore ha paura di invecchiare esi toglie gli anni come le donne…”

“Tua sorella” dico io.

“Mario non ha sorelle semmai ha un fratello!” precisa Giuse

“Ah lo vedi che ascolti quello che diciamo, lo vedi, Mario, che non assapora solo il vino, come dici tu, ma ascolta anche e si bea, lo stronzo, delle nostre liti”

“Almeno a qualcosa serviamo, a fare divertire Giuse” filosofeggia Ennio.

“Senti, anche tu, perito dei miei stivali, me lo spieghi perché oggi stai con Mario e quando invece non c’è ne parli male…Sì – mi rivolgo a Mario – perchè quando non ci sei parla male di te,dice che ti dai delle arie, che si vede dalla spocchia che hai che snobbi chi ha fatto scuole tecniche….”

“Eh bravo Stefano…” Non l’ho ancora detto ma io mi chiamo Stefano “ti hanno messo all’angolo e adesso cerchi di uscire mettendo contro Mario ed Ennio”

“Ehi tu- diciamo all’unisono – bevi e non ti intromettere – lasciali litigare in pace, che c’entri tu!”

Ennio lo guarda con aria di sfida:

“Ma ci vuoi lasciare litigare in pace,cosa c’entri tu!”

“Non possiamo neanche discutere senza che intervenga tu, brutto rompicoglioni!” aggiungo io.

Giuse si fa piccolo piccolo e si rifugia nel suo Piccolit, e non dice più niente.

Invino Veritas puntata III di Felice Rossello

Invinoveritas

 

Invino veritas. Puntata III

Siamo sempre i quattro amici al bar. Il solito mezzogiorno, il solito mercoledì.

“Un mercoledì da beoni!” mi scappa detto.

“Per un bicchiere di vino cosa vai a scomodare un film cult!” mi dice Mario.

“Da quando conosci il cinema?” gli chiedo stupito.

“perchè tu cosa credi che faccia nella vita? Che beva tutti i giorni; guarda amico – mi fa piccato – che io mi permeto un aperativo vinicolo solo il merocledì- guarda ironico Ennio e lo indica – mica come lui che passa le sue giornate al bar!”

“Cosa c’entro adesso io” polemizza Ennio “ Guarda cocco, che anch’io bevo solo il mercoledì con voi…”

“Già perchè gli altri giorni della settimana bevi con altri” ridacchia Giuse sotto i baffi.

E’ la prima volta che gli riesce una battuta, lui in genere è persona seria; quando esce con noi si limita a bere e sta a sentire quello che diciamo.

Non è che facciamo discorsi seri e profondi, ma a volte specialmente Mario che ha un bel back ground culturale dice cose persino intelligenti e interessanti. Lui èlaureato in ingegneria, l’unico tra noi, perché ioho una licenza leceale, Ennio è perito, nel senso di perito chimico, non nel senso di morto, Giuse ha la licenza media.

“John Milius è stao prima di tutto uno sceneggiatore – dice bevendo un sorso di rosso – Ha scritto per Pekinpah….”

“A proposito l’avete visto ieri sera Pechino Express, a me piace…”

“io non guardo la TV di sera, leggo” e continua:“Il film Corvo rosso non avrai il mio scalpo l’ha scritto lui…”

“Ma cosa dici, Mario – fa sempre Giuse che oggi è particolarmente euforico – i corvi sono neri….guarda, guarda c’è n’è uno qui fuori…”

“Imbecille – impreca Mario che sta perdendo la pazienza – Corvo Rosso è un western e Corvo Rosso è il nome di un capo tribù indiano”

“Se è per questo ha scritto anche Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo” aggiungo io “ e anche Apocalypse now, bravo Mario, non sapevo di questa passione per il cinema!”

“ci hai la memoria corta – interviene Ennio – Non ti ricordi quane volte siamo andati al cinema insieme da ragazzi. Ti ricordi quel pomeriggio che abbiamo comprati i biglietti di seconda e poi abbbiamo scavalcato per andare in prima..”

Ci penso su e poi:

“Hai ragione! Ma quanti anni fa erano?”

“I conti sono presto fatti.” dice Mario “Il film che proiettavano quel giorno era una 44 magnum….”

“Ci sto ragazzi!” poi chiama Jymmi “ Jimmy porta un magnum di spumante, dobbiamo brindare!”

“Ma tu – gli fa Mario piccato – quante cazzate riesci a dire con un litro?”

“Dipende dalla qualità del carburante. Col Barolo posso andare avanti per tre ore!”

Possibile che tutti i mercoledì da beoni finiscano in vacca!

Tratto da “Un mercoledì da Beoni” di Felice Rossello

PUNTATA DUE In vino veritas. di Felice Rossello

ciucchi

                                                                                                      In Vino Veritas    Puntata II

(alla fine di questo capitolo qualora aveste perso il primo, lo trovate sotto)

“Cosa beviamo oggi di buono? Bianco o rosso?” – ci vediamo tutti i mercoledì per onorare Bacco o se volete Dioniso. Siamo in genere in quattro, ma oggi manca Giuse.

“Giuse?!” chiedo agli altri.

“Giuse non c’è…”

“Beh se ti chiedo perchè non c’è Giuse vuol dire che ho visto che non c’è!” dico io, piccato a Ennio.

“Sì – mi risponde Ennio a sua volta piccato- ma se mi lasciavi finire ti spiegavo anche perchè?”

Ci interrompe Mario: “Scusate se intanto ordinassimo il vino?”!

“Bravo…che beviamo?” dico io

“Un prosecco?” dice Ennio.

“Sei a dieta? Stai male? Ha detto vino, non acqua, il prosecco!….. – mi guarda con aria di schifo – neanche facessi colazione!”

“A parte che io a colazione bevo il caffè macchaito e mangio la focaccia….”

“E perchè non cappuccino e brioche, vedi sei il solito tirchio, il caffè macchiato è il cappuccino dei poveri, lo si ordina per pagare meno e bere un cappuccino!”

“La finite di litigare, ripeto, cosa beviamo?…” Ci interrompe Mario che è sempre stato il più saggio della compagnia “A me il prosecco va bene. Leggero, frizzante, allegro, voto Prosecco!”

“Va bene ragazzi, se state male ordinate pure il prosecco, io, per parte mia, ordino il Pinot nero..”

“Fai quello che vuoi, siamo in democrazia…”

“Dimostramelo” faccio io “cosa ti dice che siamo indemocrazia, basta che Ennio non beva il prosecco per essere i democrazia?”

“No – fa Mario pacatamente – ma anche questa è democrazia: scegliere è democrazia!”

“Come se voi scegliete liberamente il prosecco, ma non capite che lo scegliete perché siete condizionati dalla pubblicità…tutti scelgono perchè sono condizionati…”

“Quindi anche tu?” non perdo occasione di polemizzare io.

Ennio ci pensa un po’ poi mi fa: “ Forse hai ragione!”

Nel frattempo è arrivato Jimmy e chiede: “Cosa bevete?”

All’unisono insieme tutti e tre rispondiamo:

“Un caffè!, mica ci facciamo condizionare noi!” esclamammo tutti orgogliosi, guardando verso Jimmy che ci guardò allibito perchè aspettava la nostra solita ordinazione.

A distanza di tempo, devo confessare che quello fu uno dei più brutti giorni della mia vita. Essere sobrio dopo un aperitivo è una cosa tragica!

E’ sta!

Puntata I

E’ finito l’inverno!

“Ma cosa mi vuoi dire – mi dice l’amico che sta bevendo al bar con me – Sei ciucco – poi sbuffando – Non ti riconosco più, per farti straparlare una volta ti ci volevano due bottiglie, adesso ti basta un biccchiere di Prosecco, dico Prosecco un vino che non ubriacherebbe nessuno e straparli già,e ben l’inverno è finito, comincia la primavera….-ci pensa su – ma che novità…”

E si beve tutto il bicchiere. Lo faccio anch’io e ce ne versiamo un altro.

“Ah sì, perché c’è stato l’inverno? Io non me ne sono accorto. Non ho messo neanche una volta il cappotto quest’anno!”

“Capita – fa lui – Ci sono sempre stati gli inverni miti in Liguria!”

E giù un altro bicchiere

“Va be’, poi il ciucco sono io ma ti sembra logico che oggi che ne abbiamo 25 ci siano 22 gradi?”

“Sì, è logico, è il quarto giorno di primavera e la temperatura si è alzata secondo i canoni stagionali!”

“Eh sì perchè due settimane fa quanti gradi c’erano?”

“Non lo so – mi dice sbuffando – non faccio il metereologo!”

“Ce n’erano 24, dico, 24…Manco in Burundi!”

“Dove????” – fa lui.

“In Burundi!” dico io preso in contro piede dalla domanda: “perchè me lo chiedi?”

“Perché non so dov’è il Burundi?”

“Neanche, però mi piaceva dire Burundi, sarà in Africa – ci penso un po’ poi chiedo dubbioso – tu lo sai che in Africa fa caldo”

“Sì lo so ma io ho letto da qualche parte che in Africa quest’anno ha fatto freddo!”

E giù un altro bicchiere. Ormai abbaimo tutti e due la bocca un po’ impastata.

“Lo vedi che mi dai ragione, qui fa caldo, in Africa fa freddo…..”

“Be’ a pensarci bene è vero…- ci pensa un po’ su – Certo che non ci sono più le stagioni!”

“Come sei banale!”

Si altera.

“Io…ah io sarei banale e tu non hai detto lo stessa cosa?”

“No, io ho detto che non c’è stato l’inverno!”

“Appunto è come se avessi detto che non ci sono più le stagioni!”

Abbiamo già quasi finita la seconda bottiglia.

Cala un enorme silenzio tra noi e diventiamo entrambi pensierosi.

Dopo un po’, all’unisono, quasi leggessimo un copione urliamo spaventati insieme:

“Ma se non ci saranno più le stagioni non ci sarà più neanche la vendemmia e noi cosa beviamo?”

E per dimenticare quello che abbiamo detto ce ne facciamo un goccio…potrebbe essere l’ultimo.

II

“Cosa beviamo oggi di buono? Bianco o rosso?” – ci vediamo tutti i mercoledì per onorare Bacco o se volete Dioniso. Siamo in genere in quattro, ma oggi manca Giuse.

“Giuse?!” chiedo agli altri.

“Giuse non c’è…”

“Beh se ti chiedo perchè non c’è Giuse vuol dire che ho visto che non c’è!” dico io, piccato a Ennio.

“Sì – mi risponde Ennio a sua volta piccato- ma se mi lasciavi finire ti spiegavo anche perchè?”

Ci interrompe Mario: “Scusate se intanto ordinassimo il vino?”!

“Bravo…che beviamo?” dico io

“Un prosecco?” dice Ennio.

“Sei a dieta? Stai male? Ha detto vino, non acqua, il prosecco!….. – mi guarda con aria di schifo – neanche facessi colazione!”

“A parte che io a colazione bevo il caffè macchaito e mangio la focaccia….”

“E perchè non cappuccino e brioche, vedi sei il solito tirchio, il caffè macchiato è il cappuccino dei poveri, lo si ordina per pagare meno e bere un cappuccino!”

“La finite di litigare, ripeto, cosa beviamo?…” Ci interrompe Mario che è sempre stato il più saggio della compagnia “A me il prosecco va bene. Leggero, frizzante, allegro, voto Prosecco!”

“Va bene ragazzi, se state male ordinate pure il prosecco, io, per parte mia, ordino il Pinot nero..”

“Fai quello che vuoi, siamo in democrazia…”

“Dimostramelo” faccio io “cosa ti dice che siamo indemocrazia, basta che Ennio non beva il prosecco per essere i democrazia?”

“No – fa Mario pacatamente – ma anche questa è democrazia: scegliere è democrazia!”

“Come se voi scegliete liberamente il prosecco, ma non capite che lo scegliete perché siete condizionati dalla pubblicità…tutti scelgono perchè sono condizionati…”

“Quindi anche tu?” non perdo occasione di polemizzare io.

Ennio ci pensa un po’ poi mi fa: “ Forse hai ragione!”

Nel frattempo è arrivato Jimmy e chiede: “Cosa bevete?”

All’unisono insieme tutti e tre rispondiamo:

“Un caffè!, mica ci facciamo condizionare noi!” esclamammo tutti orgogliosi, guardando verso Jimmy che ci guardò allibito perchè aspettava la nostra solita ordinazione.

A distanza di tempo, devo confessare che quello fu uno dei più brutti giorni della mia vita. Essere sobrio dopo un aperitivo è una cosa tragica!

E’ sta!

“Oh my God” – Puntata 05 – Broadway

Un famoso produttore cerca attrici protagonisti della sua nuova opera musicale per una tournée mondiale. Gisella vuole partecipare al casting, Luca e Andrea la aiuteranno!

“Oh my God” è una sit-com ideata da Luca Costale e Andrea Lavalle finalisti come duo a Ariston Comics Selfie prima edizione; prodotta da OssolaNews.it/UltraVox Editore, per la regia di Cristian Paiuzza.

“Oh my God” – Puntata 04 – Ufo

La televisione, spesso, racconta di fatti e vicende extra terrestri…ma saranno tutte da prendere alla lettera!?

“Oh my God” è una sit-com ideata da Luca Costale e Andrea Lavalle finalisti come duo a Ariston Comics Selfie prima edizione; prodotta da OssolaNews.it/UltraVox Editore, per la regia di Cristian Paiuzza.

“Oh my God” – Puntata 03 – Miss Sacrestia


Don Evaristo si lascia convincere dai due giovani chierichetti che è arrivato il momento di organizzare un nuovo evento per il paese: qualcosa di giovane e fresco.

“Oh my God” è una sit-com ideata da Luca Costale e Andrea Lavalle finalisti come duo a Ariston Comics Selfie prima edizione; prodotta da OssolaNews.it/UltraVox Editore, per la regia di Cristian Paiuzza.

“Oh my God” – Puntata 02 – Il coro

La messa è sempre la stessa e Luca e Andrea si convincono che durante l’omelia giornaliera ci vorrebbe un po’ di…brio!!!

“Oh my God” è una sit-com ideata da Luca Costale e Andrea Lavalle finalisti come duo a Ariston Comics Selfie prima edizione; prodotta da OssolaNews.it/UltraVox Editore, per la regia di Cristian Paiuzza.

Prendi un brillante autore savonese come Felice Rossello, dagli una penna in mano (o una tastiera, se preferite) ed il mondo – non dubitatene – si colorerà di tinte del tutto inaspettate…

Seguite la sua nuova rubrica, “Felice si nasce”

FELICE SI NASCE

Invino Veritas puntata VII da Un Mercoledì da beoni di Felice Rossello

Invino Veritas puntata VII da Un Mercoledì da beoni di Felice Rossello

Invino Veritas puntata VII da Un Mercoledì da beoni di Felice Rossello

Invino Veritas

Invino Veritas puntata  VII

Qui va aperta una parentesi. Siamo quattro amici al bar che hanno scelto il mercoledì perchè suona bene, sembra un film Un merocledì da beoni da un anno a questa parte.

Le vicende della vita ci hanno divisi. Quando eravamo giovani frequentavamo la stessa Osteria. Ci vedevamo tutti i pomeriggi dopo lo studio, chi studiava, ma, a parte Mario ed, forse Ennio, io non ho mai amato lo studio e Giuse aveva solo la teraza media perchè si era messo a lavorare da subito.

Poi le vicende della vita ci avevano divisi. Mario dopo la laurea si er trasferito con la sua consorte – la zero zero tette vi ricordate? – a Cap Town per qualche anno. I due avevano trovato un lavoro ben remunerato in una multi nazionale. Io me ne ero andato a Milanodopo il liceo e un anno di Università. Avevo scelto la facoltà più facile lettere per tre motivi: il primo perché mio padre, medico, voleva che mi laureassi, il secondo perchè se questo era il desiderio di mio padre io volevo fare una facoltà facile e piena di donne. Ma neanche quelle motivazioni bastarono. Dopo un anno la banalità della laurea e la stupidità dgli alunni e dei docenti, il fatto che il 68 non ti permetteva di fare niente di quel che volevi, meglio volevo, mi portò a pensare di studiare da solo. Furono quelli anni di grande approfondimento cinematografico e teatrale. Sì erano quelle le materie che mi piacevano. Spesi un patrimonio in libri sino a che feci un colloquio di lavoro in una Radio privata e fui assunto per due rubriche cinematografiche e teatrali. Mi trasferii a Milano e lì vissi per un po’.

Giuse invece continuò a fare il fattorino per una ditta di Savona, la nostra città ed Ennio trovò un posto come specializzato in un fabbrica. Ci ritrovammo per caso un giorno in un bar di Savona. Ci riconoscemmo appena, Mario calvo e sempre magro, però, Ennio alto allampanato come sempre tutto bianco di capelli, Giuse silenzioso come sempre e con quella faccia da furetto. Li trovai tutti bene. Come si conviene in queste storie ci abbracciammo, e ci riprometemmo di vederci tutti i mercoledì. Bene, chi non avevo ancora rivisto e non rividi sino a dopo il deprecabile episodio di zero zero tette, era la moglie di Mario.

Bella lo era sempre stata con quel difetto però di cui sopra (difetto almeno per noi maschilisti).

Capita uno di questi mercoledì da beoni che arrivo primo al bar, non c’è ancora nessuno e ordino, cercadno di finirlo prima che vengano gli altri, un bianco.

Son lì che bevo e entra la bar uno schianto di vegliarda sui 60 anni, ancora – scusate il termine – scopabile, con un seno da paura.

Mi fa: “Ciao, Mario non c’è?”

Penso tra me: “Perché mi da del tu, e perchè conosce Mario, perchè ci conosce tutti e due?”

“Non mi riconosci?” mi chiede.

“Veramente no, mi spiace ci siamo già incontrati da qualche parte?” dico io

e penso un po’ da maiale: “Jamais coucher avec…peccato”

“Almeno 5000 volte” fa lei.

“E dove?” esclamo io stupito.

“Al cinema a teatro al bar a Savona per una vita….-poi stupita – Ma non mi riconosci davvero?”

“No, mi dispiace!”

“Sono Anna la moglie di Mario”.

“Anna, l’agente zero zero tette, ma da quale restauratore sei andata?”

Mi sono risvegliato cinque minuti dopo e la prima persona che ho visto è stato Jimmy che mi bagnava la fronte con un cencio bagnato, poi Mario che mi ha chiesto:

“Hai visto Anna? Voleva salutarti!”

“Più che vista, l’ho sentita…Che tramvata, Mario mio!”

Ci bevemmo sopra.

I bei tempi delle ciucche! di Felice Rossello

I bei tempi delle ciucche! di Felice Rossello

ciucchi“E’ finito l’inverno!

“Ma cosa mi vuoi dire – mi dice l’amico che sta bevendo al bar con me – Sei ciucco – poi sbuffando – Non ti riconosco più, per farti straparlare una volta ti ci volevano due bottiglie, adesso ti basta un biccchiere di Prosecco, dico Prosecco un vino che non ubriacherebbe nessuno e straparli già,e ben l’inverno è finito, comincia la primavera….-ci pensa su – ma che novità…”

E si beve tutto il bicchiere. Lo faccio anch’io e ce ne versiamo un altro.

“Ah sì, perché c’è stato l’inverno? Io non me ne sono accorto. Non ho messo neanche una volta il cappotto quest’anno!”

“Capita – fa lui – Ci sono sempre stati gli inverni miti in Liguria!”

E giù un altro bicchiere

“Va be’, poi il ciucco sono io ma ti sembra logico che oggi che ne abbiamo 25 ci siano 22 gradi?”

“Sì, è logico, è il quarto giorno di primavera e la temperatura si è alzata secondo i canoni stagionali!”

“Eh sì perchè due settimane fa quanti gradi c’erano?”

“Non lo so – mi dice sbuffando – non faccio il metereologo!”

“Ce n’erano 24, dico, 24…Manco in Burundi!”

“Dove????” – fa lui.

“In Burundi!” dico io preso in contro piede dalla domanda: “perchè me lo chiedi?”

“Perché non so dov’è il Burundi?”

“Neanche, però mi piaceva dire Burundi, sarà in Africa – ci penso un po’ poi chiedo dubbioso – tu lo sai che in Africa fa caldo”

“Sì lo so ma io ho letto da qualche parte che in Africa quest’anno ha fatto freddo!”

E giù un altro bicchiere. Ormai abbaimo tutti e due la bocca un po’ impastata.

“Lo vedi che mi dai ragione, qui fa caldo, in Africa fa freddo…..”

“Be’ a pensarci bene è vero…- ci pensa un po’ su – Certo che non ci sono più le stagioni!”

“Come sei banale!”

Si altera.

“Io…ah io sarei banale e tu non hai detto lo stessa cosa?”

“No, io ho detto che non c’è stato l’inverno!”

“Appunto è come se avessi detto che non ci sono più le stagioni!”

Abbiamo già quasi finita la seconda bottiglia.

Cala un enorme silenzio tra noi e diventiamo entrambi pensierosi.

Dopo un po’, all’unisono, quasi leggessimo un copione urliamo spaventati insieme:

“Ma se non ci saranno più le stagioni non ci sarà più neanche la vendemmia e noi cosa beviamo?”

E per dimenticare quello che abbiamo detto ce ne facciamo un goccio…potrebbe essere l’ultimo!

Felice si nasce / Puntata 2 di Felice Rossello

Felice si nasce / Puntata 2 di Felice Rossello

Felice si nasce / Puntata 2 di Felice Rossello – Ho trascurato questa rubrica non perché affetto dall’ansia di prestazione dello scrittore. Altre ansie di prestazione ho, ma l’età è una buona giustificazione. Semmai la realtà offre talmente tanti spunti di satira che l’ansia è da dove cominciare, non cosa dire.  Adesso ho trovato un tema che mi riguarda e che può essere allargato a tutti: la fotografia. Con i telefonini oggi tutti fanno i fotografi, non solo quindi, con la possibilità che abbiamo di pubblicare su internet le foto ti trovi improvvisamente buttato su uno schermo e fai il giro del mondo e puoi avere più visualizzazioni di Raul Bova, di Luca Zingaretti che, poveretti loro, al contrario di te che, se vieni fotografato e “postato” – si dice così – puoi essere visto in Biafra e contemporaneamente in Mongolia dappertutto puoi avere miliardi di visualizzazioni, appaiono solo sulla TV italiana e possono essere visti solo da  milioni di persone!

Premessa: io non amo essere fotografato. Preferisco immaginarmi, non vedermi. Non perché mi creda brutto, sono quello che sono, ma perché se mi immagino in questo momento mi vedo un signore di 40 anni coi capelli scuri che si chiede perché mai sugli autobus quei pochi gentili che restano gli lasciano il posto da sedere (quelle due o tre volte che mi è capitato mi sono chiesto: “perché a me che ho 40 anni?”) Se mi vedo nella realtà fotografica sono uno di70 anni  bianco di capelli: mi è già capitato di non riconoscermi in una foto  una volta infatti mi sono chiesto “Chi è quel vecchio ed io dove sono?”

Mia moglie è invece una maniaca della fotografia. Si fa fotografare e si fotografa in tutte le salse, salvo poi dirsi: “Come sono vecchia!” “Ma sono così?” “Mi vedete così?”. “Ma per vederti brutta e attempata perché ti fotografi?” le chiedo. Il tempo passa; è bello pensarsi come si vuole, non vedersi come si è. Esiste per tutti una data al di là della quale si rifiuta ai andare avanti, almeno nell’immaginazione.

Vi racconto un episodio per me terribile. Eravamo con amici a Paestum. A un certo punto a uno di loro maniaco anche lui della fotografia e dei “post fotografici” viene la bella idea di fotografarci tutt’insieme appostati in nicchie alcune assai basse. A me capita una in cui dovevo accucciarmi. Trovo dialetticamente un sacco di scusa per non farla, l’ultima la più vera è quella che ho una protesi all’anca e non posso accucciarmi. “Ma che accucciarti e accucciarti – dice mia moglie tutta contenta per la “bella idea” dell’amico – devi a mala pena piegare un po’ le ginocchia!”. Approvano tutti e io cedo.

Mi piego sulle ginocchia e per tutti gli scavi si sente un “crac” micidiale: il mio ginocchio!.

Credo che la fotografia sia stata postata, se tra i tanti fotografati di quella foto vedete un vecchio accucciato con le lacrime agli occhi la cui bocca dice parole  che assomigliano a parolacce quello sono io.

Felice si nasce / puntata 1 di Felice Rossello

Felice si nasce / puntata 1 di Felice Rossello

A me piace camminare. Lo faccio di mattina abbastanza presto verso le nove. Per lo più i miei tragitti sono due. Il primo va da Savona ad Albissola. Questa camminata la faccio quando ho voglia di fumare. Sì, io non fumo, ma quando passeggio da Savona ad Albissola sul lungomare Matteotti, le macchine sono talmente tante e frequenti che nel tragitto Torretta Leon Pancaldo  Passeggiata degli artisti a Marina si respirano circa  20 sigarette. Camion, automobili rigorosamente con un solo passeggero per macchina, autobus, moto, qualche ciclista che come me ama il fumo e pensa bene di sgranchirsi un po’ le gambe e otturarsi i polmoni. Insomma, tutto il meglio dell’inquinamento lo trovate lì e fortuna delle fortune a qualunque ora del giorno.
Quando invece mi sento salutista allora passeggio sul lungomare di Savona e mi faccio portare dai miei pensieri, o meglio mi guardo intorno affascinato dalla varia umanità che circola in quei posti liberi dal fumo. Per lo più sono ci trovate i padroni che portano a spasso cani di tutte le taglie: piccole, medie e grandi dimensioni. I cani sono tutti rigorosamente al guinzaglio e i padroni si esercitano nella performance di chinarsi a raccogliere le defecazioni delle simpatiche bestiole. Mi soffermo un attimo sui guinzagli che sono quelli che si allungano e in cui noi single della passeggiata ci inciampiamo, guardati con astio dai padroni medesimi che ci guatano come a dire: “Fai attenzione!” “A chi?” direbbe Totò. “Fai attenzione tu! Anch’io povero cristo che cammina per il gusto di camminare e non per gusto di far defecare quel povero prigioniero che  è  il cane ho diritto di calcare il suolo pubblico! Ma non sono di queste persone che voglio parlare. Il mio pensiero va invece a quelli che chiamo “fighetti”. Spiego chi sono. Chiamo “fighetti” coloro che corrono sul lungomare con tute aerospaziali, cardiofrequenzimetri, scarpe da trekking da 500 euro, berretto di cashmire o bandana di seta  a cui della corsa non può interessare di meno. Corrono per esibire se stessi e corrono per lo più scomposti. Sono gli uomini, sui quarant’anni, che, forse, in gioventù, fecero sport con poco successo probabilmente. Non sanno manco correre, ma sono molto attenti a guardarsi intorno per vedere se hanno fatto colpo. Le donne per lo invece corrono in compagnia, se è possibile corrono ancora peggio e mentre corrono o camminano a passo rapido parlano, parlano, parlano, che non si sa come facciano a concentrarsi e avere così tanto fiato per correre e parlare. Perchè lo facciano spesso lo si evince se si guarda il loro lato B. Qualcuno deve avere detto loro che se si corre quel lato da Provincia  può diminuire sino ad essere degradato a Comune. Insomma camminare mi serve per guardare e capire il mondo. È bello osservare i propri simili, soprattutto è bello camminare per gusto di camminare e farsi venire appetito.

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