SE NON CI FOSSE IL SENSO DI COLPA.

Se è data la possibilità di lasciare un neonato nella culla termica nel più completo anonimato, nel pieno rispetto della sicurezza del bambino ma anche e soprattutto della privacy di chi lo deposita, perché poi dover far esplodere il senso di colpa?

Perché fare articoli e darli in pasto ad un pubblico famelico di brutte emozioni? Un articolo su quel singolo bimbo, di quel preciso luogo! Neanche un articolo che spieghi le modalità e le finalità della culla termica; no, proprio il dito puntato su quel piccolo.

Che mondo sarebbe senza senso di colpa? Articoli di giornale e relativi pensieri invece sembrano avere come scopo solo quello di garantire una esistenza al senso di colpa.

Un senso di colpa che nasce dalla insicurezza. Dal giudizio morale, frutto di menti ristrette. Da un mondo religioso che cavalca l’onda della distorsione.

Un senso di colpa che fa sentire solo sbagliati, mai diversi e meritevoli di attenzione in positivo.

Genera pesantezza mentale per chi non si attiene a determinati schemi, decisi da pochi. Parte da qualcuno che si ritiene in diritto di decidere per altri. È generato dal pensare di essere al potere e di gestirlo per altri.

Provare a cambiare prospettiva e mettersi nei panni di chi viene fatto sentire in colpa? Non credo si resisterebbe neanche un solo minuto! È davvero pesante sentirsi in colpa. Eppure, i riflettori del mondo sociale sembrano avere una sola direzione su cui puntare e va bene a molti che succeda questo. Quasi fa sentire costantemente più buoni.

Per chi viene fatto sentire in colpa l’unica possibilità sembra quella di vivere sentendosi costantemente una schifezza, con scarse alternative di cambiamento.

Il cambiamento passa dal riflettere e lavorare a livello mentale sul proprio modo di percepirsi, sulle modalità acquisite nel corso della propria crescita per individuare che cosa ci ha fatto diventare grandi con un determinato bagaglio mentale; concedendosi possibilità di mettersi in discussione e di cambiare, osando contrastare i propri modelli di riferimento. I modelli di riferimento spesso non si possono scegliere, si trovano sin da piccoli in casa e si pensa siano normali, ci vengono imposti da altri, senza poterli eliminare.

Da soli spesso non si riesce a cambiare, ma si può chiedere aiuto a figure professionali che sono deputate a questo, scegliendo con cura.

In studio spesso incontro tante vittime del senso di colpa, che però si sentono solo persone sbagliate e non riescono ad individuare le altrui responsabilità

L’obiettivo primario diviene aiutarle a recuperare la dignità personale, perché la meritano davvero.

In riferimento al neonato invece dovremmo sentirci tutti responsabili, e di certo i genitori non hanno bisogno di alcun tipo di nostro giudizio, ma di tanti altri ingredienti per non sentirsi mai più in colpa.

Come compito mentale per il mese di agosto vi consiglio di riflettere su quanto il senso di colpa sia presente, anche inconsapevolmente nella vostra vita, la inquini e vi faccia fare fatica.

Provare ad eliminarlo a ridurre la sua presenza può essere una buona mossa verso la propria felicità quotidiana.

Vi invito a cercare di individuare chi vi fa sentire in colpa, chi vi ha trasmesso questa modalità di gestione dei vostri pensieri.

Buona lettura, ci rivedremo a settembre

Giovanna Ferro