Con i bambini ci vuol filosofia di Francesca Bruzzo

Lo studio e, in generale, la ricerca della verità e della bellezza sono una sfera di attività nella quale ci è consentito di rimanere bambini per tutta la vita.

 

ENISTEIN

Bimbi disabili invisibili per l’estate 2020

Bimbi disabili Invisibili per l’estate 2020

Alcuni genitori dell’Associazione Seconda Stella a Destra

Bimbi disabili per l’estate 2020 Ci sono degli aspetti del mondo dei bambini che in alcuni casi vengono ignorati e dimenticati. In questi mesi è stata messa a dura prova con la DAD (didattica a distanza) la vita di piccoli alunni portatori di disabilità. In merito a questo mi sono confrontata con Francesca Sessa, presidente dell’Associazione Seconda Stella a Destra, realtà savonese che si occupa da diversi anni di sostenere e orientare i neo genitori di figli nati con patologie o affetti da disabilità, qualunque esse siano.

<<Denominatore comune dei bimbi e genitori è un malessere derivato dal distacco classe-insegnanti, per molti bimbi tutti i traguardi legati al necessario lavoro in rete che si è fatto in questi anni si è persa. Non tutti i bimbi riescono a stare fermi davanti ad un computer e seguire le lezioni a distanza. Non è stato facile per molti genitori il reperimento degli strumenti informatici e spesso il pc si pone come un ulteriore barriera per i bambini portatori di certe disabilità in quanto si utilizza un linguaggio informatico che risulta loro ancor più difficile soprattutto nelle lezioni di gruppo. Questo porta a frustrazioni da parte dei bimbi che sempre più percepiscono l’isolamento, la perdita della classe, della socializzazione. Per loro è ancor più palpabile la mancanza di un contatto diretto, bene o male tutti i bimbi ora per via dei dispositivi a loro disposizione si fanno delle video chiamate con gli amichetti o sono in contatto in qualche forma di messaggistica. Per  bimbi disabili l’esclusione a queste dinamiche è particolarmente significativa. Le famiglie dei bimbi portatori di disabilità sono molto provate da questo periodo, hanno dovuto sostenere in autonomia l’accudimento dei loro figli con particolari prestazioni che li ha messi alla prova su tutti gli aspetti giornalieri, un’assistenza piena, h 24. Vista la grande difficoltà che molte persone hanno dovuto sostenere in questo periodo di crisi, La Casa del Volontariato, in Via San Lorenzo a Savona che ospita la nostra Associazione ha creato uno sportello d’ascolto “Un Amico Al telefono”. Pur non sostituendo la bellezza dell’incontro, ci sono persone a disposizione con le quali scambiare opinioni, ricordi, serenità o preoccupazioni.

La grande perplessità viene se ci fermiamo a pensare alla prossima ripresa scolastica, in quanto alcuni bimbi sono maggiormente esposti a rischio di contagio. Intendo soprattutto i bimbi con patologie cardiache e polmonari, disabilità sensoriali con patologie pregresse, o bimbi che hanno subito terapie che hanno indebolito il loro sistema immunitario. Difficile per loro il distanziamento di un metro, l’uso della mascherina che può compromettere gli apprendimenti ( basta pensare ai bambini sordi, non vedenti, o ipovedenti). In relazione all’andamento del contagio si dovrebbe iniziare a pensare non alla DAD per questi bimbi ma ad una sorta di “scuola a casa”, con la propria maestra di sostegno e l’educatore scolastico>>

Barbara Puppo, maestra di sostegno sul territorio genovese e coordinatrice del sostegno nelle classi elementari, analizza così la situazione attuale << In questa esperienza in DAD ho appurato un miglioramento sui bimbi con alto funzionamento, questo condizionato dal contesto domestico, di confort zone e grazie al pc una maggiore schematizzazione delle nozioni. Nei bimbi autistici con basso funzionamento invece, l’uso del pc è stato mettere un ulteriore vetro, un ‘ulteriore reclusione perché vengono meno ogni punto di riferimento del bambino. La perdita di tutte le regole, di tutti i piccoli passi fatti insieme a scuola. La famiglia fa quello che può nella vesta genitoriale, non essendo docente dirige l’attenzione del bambino in un contesto familiare, senza socializzazione e fuori dalla didattica a distanza. E’ importante studiare delle strategie per il prossimo anno scolastico per questi bimbi, magari prevedendo un’assistenza domiciliare di un docente per presenziare durante la DAD insieme al bambino le lezioni, per poter mediare e scolarizzare alcuni momento della giornata con regole e il contatto fisico della maestra. Così si porterebbe avanti parallelamente la DAD e la libertà di interagire che è di fondamentale importanza.>>

Per l’estate 2020 i bimbi disabili  non saranno facilmente inseriti nei progetti di centri estivi, data la difficile applicazione in merito alle regole da mettere in atto per limitare il contagio. Altro aspetto che sottolinea come non sia stato tenuto conto di tutte le sfaccettature che si aprono nel momento in cui si parla di bambini, di famiglie, di apertura centri estivi.

Facile a dire centri estivi ma a quali condizioni?

facile dire centri estivi ma a quali condizioni

Facile a dire centri estivi ma a quali condizioni? Nell’ultima settimana si sono dette molte cose in TV riguardo l’apertura dei centri estivi 2020 perché sono finalmente uscite le linee guida per attivare i servizi all’infanzia dai 3 ai 17 anni. Come volevasi dimostrare, la coordinazione dei centri estivi sarà a dir poco IMPOSSIBILE. Questo, non tanto per la realizzazione di una triage in accoglienza o per i rapporti numerici bimbi- educatori, la cosa che più lascia perplessi è il distanziamento FISICO pari a 1 METRO da dover far rispettare a tutti, bimbi ed educatori. Come è possibile far giocare o far stare i bimbi tra loro in un contenitore senza potersi toccare?

Confrontandomi con diversi centri per bambini, Ludoteche e Parchi gioco, di Savona e realtà presenti in tutta la Regione Liguria emergono dei seri e raccapriccianti quesiti.

Barbara La Mattia responsabile del centro ludico Bim Bum Bam di Genova, esplicita questo pensiero così: <<Nonostante le affermazioni lette e ascoltate da media proclamate dai nostri rappresentanti del Governo purtroppo le linee guida per le riaperture delle attività dei bambini sono molto complesse poco chiare e non complete. Le procedure di apertura non chiedono solo sanificazione termo-scanner disinfettanti per i locali percorsi limitati all’interno dei locali distanziamento mascherine ecc., ma altre formalità molto impegnative e come già detto ancora non definitive. Tutti noi addetti ai lavori stiamo ogni giorno cercando di capire come affrontare questa situazione ogni giorno ci colleghiamo in video conferenze mail e telefonate a vari esperti da dover poi consultare per poter ricominciare. Mi sembra doveroso esplicitare queste perplessità perché sono in molti a chiederci quando riapriremo. Il nostro è un servizio per le famiglie lo sappiamo ed è nostro dovere comunicarvi che ce la stiamo mettendo tutta ma la responsabilità che ci viene scaricata dagli enti è veramente troppa. >>

Patrizia Restuccia responsabile del centro di aggregazione “ESSIAMONOI” di Savona, afferma  << Uno dei tanti compiti dell’educatore è proprio quello di accogliere il bimbo ed accompagnarlo nel gioco dandogli gli strumenti necessari affinché possa creare attorno a sé una rete di relazioni: fondamentale così diventa la condivisione sia degli spazi, dei giochi e della figura di riferimento, ovvero l’operatore. Ma come è possibile realizzare tutto ciò, se tra i bimbi oltre la mascherina, alla misurazione della temperatura, alla santificazione degli abiti, sarà obbligatorio mantenere il distanziamento di un metro? E quando un bimbo avrà bisogno di essere coccolato o preso per mano e rassicurato, quando chiederà di giocare con l’amichetto, con che coraggio risponderemo “non si può”?>>

Come responsabile del Centro Maya vi posso dire che il virus non va sottovalutato, né dimenticato, ma allo stesso tempo non deve perdersi l’EMPATIA che caratterizza il nostro mestiere. Mettendosi nei panni dei bambini c’è un sincero senso di sconforto e di preoccupazione su come potranno vivere questi centri estivi, senza mare, senza abbracci, senza condivisione. Non sono scelte facili da prendere, ad oggi. L’unica strategia che molti sentono di portare avanti è quella di aspettare cosa succederà in termini di contagi da qui ai primi di giugno, quando capiremo che genere di effetti ha prodotto la riapertura dopo lo stato di quarantena. Se i contagi saranno diminuiti, ci sarà da ben sperare e in quel caso pensare di andare avanti con i progetti estivi in tempi record. Se invece i contagi dovessero essere in aumento, credo che molte realtà come il Centro Maya faranno un passo indietro e non si assumeranno la responsabilità per l’organizzazione dei centri estivi. La cosa che spaventa ancora di più in questa seconda ipotesi è che non ci sia un conclamato modo di sentire questa problematica da parte delle istituzioni e possa ricadere su ingenti oneri a livello economico.

Facile a dire centri estivi ma a quali condizioni?  di Francesca Bruzzo

Bimbi dimenticati: niente spiaggia, niente mare e niente decreto bimbi

Bimbi dimenticati: niente spiaggia, niente mare e niente decreto bimbi Siamo al 16 maggio, venerdì. Questo è il quarto articolo che scrivo per la rubrica di I Savona sull’argomento bambini, centri estivi e possibili aperture di ludoteche e spazi gioco. Sono passate quattro settimane, giusto? Era chiaro dall’inizio che bambini e operatori per l’infanzia fossero stati dimenticati dallo Stato, ma perché continuare a parlare dell’argomento in televisione? Il presidente Conte ha annunciato che ci sarà la riapertura dei centri estivi e degli asili nido in una piccola frase del suo ultimo discorso. La notizia è arrivata a tutti, comprese le mamme che hanno giustamente iniziato a telefonare nei vari centri per bambini e a chiedere informazioni. Nessuno può ancora rispondere e dobbiamo ancora aspettare il decreto che, per ora, è uscito solo per spiagge e ristoranti.

Visto che non c’è ancora il “Decreto bimbi” per poter riaprire i centri estivi, sembra improbabile riuscire a farcela per giugno. Le tempistiche di realizzazione per un centro estivo prevedono mesi di preparazione, in tempi normali. Ora, in tempi di Covid, sarà ancora più difficile prepararsi alla riapertura di ludoteche e parchi gioco.

È tutto più complesso, dalla messa a punto della location ai contenuti della struttura. Già, perché riaprire una ludoteca o un parco gioco non è come riaprire un semplice negozio. Con tutto il rispetto per le altre categorie, la situazione di questo settore è molto più complessa perché prevede di accudire per ore “materia umana”, piccole menti che, dopo un isolamento mai visto, ora si trovano in uno scenario ospedaliero, dall’andare a fare la spesa all’interazione con gli amichetti.

Partiamo da questo aspetto e cerchiamo di analizzarne altri, con l’aiuto di tre professioniste che ho avuto il piacere di conoscere e con cui mi sono confrontata negli anni nel mio percorso da responsabile del Centro Maya.

 La dottoressa Giovanna Ferro, psicologa savonese, propone una riflessione sull’isolamento dei bambini negli ultimi mesi: “Come succede per gli adulti, anche i bimbi soffrono per il lockdown e per tutte le sue conseguenze a livello psicologico. Per i più piccoli sarà un problema anche farli uscire di casa. Ci sono molti bambini che ora hanno paura, per via del virus, perché negli ultimi mesi hanno respirato preoccupazione nell’aria, domestica e non solo. La televisione invia spesso messaggi forti ai bimbi e quest’ultimi interiorizzano il messaggio in modo profondo. La mediazione genitoriale è fondamentale. Inoltre, da un altro canto, la parte della conflittualità si alza, soprattutto per gli adolescenti, perché il lockdown ha messo a dura prova i nervi di ragazzi e genitori. Alla base ci saranno dei grandi cambiamenti, dettati in particolare dalle nuove forme della comunicazione a distanza e dalla ripresa di alcune vecchie e sane abitudini della tradizione, dimenticate già in tempi pre-pandemia“.

 La dottoressa Maura Montalbetti, psicologa in pensione impegnata da sempre in progetti didattici nelle scuole su temi di sensibilizzazione sociale (tra cui il bullismo e i disturbi alimentari) risponde così alla domanda su come ripartire senza creare troppi traumi ai bimbi e dare gli strumenti giusti agli operatori del terzo settore: “Sono molto preoccupata per i possibili posti di lavoro che andranno persi nel momento in cui gli operatori del terzo settore non riescano a rientrare alle loro mansioni. Questo però implica una riflessione sugli strumenti e sulle responsabilità di quest’ultimi. La preoccupazione si allarga ai bimbi e agli adolescenti che in questo momento stanno perdendo una grande occasione, sperimentare la noia senza darle il giusto valore. La noia ha un grande valore di crescita, invece purtroppo è colta come assenza della capacità di coinvolgere. Stiamo dimenticando i nonni, che in tutto questo hanno sempre rappresentato un aiuto famigliare importante: a 65 anni non puoi uscire di casa ma fino a 67 anni hai un ruolo produttivo. Navighiamo a vista per un’apertura senza consapevolezza”.

È inutile “fissarsi” sull’assenza del decreto bimbi: andiamo avanti per davvero, cerchiamo altre possibili strade, partendo da ciò che stiamo vivendo e accettando la trasformazione in atto nella nostra società.

 La dottoressa Paola Ricca, esperta in tecniche e percorsi dell’apprendimento scolastico, ideatrice del metodo Freenauta, ipotizza una nuova via per gli operatori del terzo settore, partendo dall’analisi di ciò che viviamo ora: “Nel giro di pochi mesi stiamo vivendo una trasformazione epocale di tendenza sociale. Fino a pochi mesi fa, nessun genitore era in grado di sapere cosa facessero i figli in classe o che livello di conoscenze avessero acquisito durante le lezioni o coi compiti a casa, spesso svolti anche quest’ultimi a scuola o nel doposcuola. C’è una maggiore consapevolezza dei genitori su dove sono realmente i propri figli su un piano culturale. Questo ovviamente non esclude la fascia da zero a tre anni che, grazie alla bellissima introduzione nella nostra vita di dispositivi digitali, perde completamente lo stimolo della manipolazione e movimento del proprio corpo, così da produrre disfunzioni a livello d’apprendimento già alla scuola dell’infanzia, spesso trascinate fino alle elementari, alle medie e, se non si interviene, magari tutta la vita. Dobbiamo imparare dalla scuola a distanza che è possibile un ritorno alle tradizioni, con l’introduzione a casa o a distanza di teacher competenti”.

Prendiamo proprio questo come possibile scenario positivo da condividere in era di estate covid. Un ritorno alle origini, dove si aprono le porte a operatori del terzo settore davvero preparati su tutte le “materie”, non solo scolastiche ma di comportamento, cura e amore per la propria persona e per il prossimo, empatia, mediatore genitoriale, supporto psicologico per la famiglia. Una vera rivoluzione, che ci riporta alla scolarizzazione domestica, quella di un tempo, all’attivazione di un codice comportamentale e culturale. Saremo davvero pronti a imparare un nuovo modo di studiare e giocare in così breve tempo?

Bimbi al centro estivo nel 2020? Sarà come andare dal dottore

bimbi al centro estivo

Bimbi al centro estivo nel 2020? Sarà come andare dal dottore – Si parla da mesi della possibilità di riprendere per l’estate 2020 una vita pseudo normale anche per i più piccoli. Il tavolo tecnico, formato dai ministeri di Famiglia, Istruzione e Lavoro insieme alla società italiana di pediatria, sta definendo tutte le regole per la riapertura di centri estivi, asili nidi e parchi gioco per l’estate 2020. Le regole devono ancora essere sottoposte al comitato tecnico scientifico.  Il piano detta agli enti locali queste linee guida per la riapertura di nidi per l’infanzia, centri estivi, parchi gioco: prima di entrare nell’area di contatto con gli altri, a tutti (bambini e operatori) verrà misurata la febbre e sarà obbligatorio lavarsi le mani in fontanelle e lavandini posti all’ingresso di cortili, oratori, spazi gioco, giardini e ludoteche. Ci sarà l’obbligo di certificati medici per grandi e piccini.

I bambini saranno divisi in piccoli gruppi, senza contatti tra i diversi gruppi e sempre con lo stesso operatore. Un sistema a “isole” per garantire il distanziamento sociale ed evitare e prevenire il contagio a macchia d’olio all’interno.

Il rapporto tra bimbi ed educatori sarà il seguente:

  • per i bambini fino a 3 anni, un adulto ogni 3 piccoli;
  • dai 3 ai 5 anni d’età, un adulto ogni 5 bambini;
  • per i bambini tra i 6 e i 10 anni, un adulto ogni 7 bambini;
  • per i disabili, rapporto uno a uno senza distinzioni d’età.

Le condizioni di salute dei bambini e degli operatori che accedono al servizio di centri estivi dovranno essere valutate con il pediatra di base e il medico curante, oltre all’esibizione del certificato medico. Per tutti. Ci saranno criteri di priorità nell’accesso ai servizi alle famiglie con maggiore difficoltà nella conciliazione tra cura e lavoro: situazioni con entrambi i genitori lavoratori, famiglie monoparentali, incompatibilità del lavoro dei genitori con lo smart working, condizioni di fragilità, ad esempio la disabilità.

Sarà obbligatorio l’arrivo delle famiglie in orari differenziati. L’adulto accompagnatore dovrà essere sempre lo stesso e saranno esclusi i nonni, soprattutto se anziani e affetti da patologie. Saranno vietate feste o recite estive. Le attività dei bimbi saranno documentate con video da consegnare alle famiglie.

Ovviamente non dovranno mancare i dispositivi di sicurezza per tutti, a partire da mascherine e guanti.

E quindi per i bimbi al centro estivo  saranno preferite le attività all’aria aperta.

Per tornare a far frequentare i bambini ai bambini, faremo un nuovo gioco, che si chiamerà “Dal Dottore”.

Ci si interroga parecchio tra operatori sull’impatto psicologico che potrebbero avere queste misure di sicurezza sui bimbi, dopo così tanti mesi di isolamento domestico. Come reagiranno a questo nuovo “gioco”? Le mascherine, l’isola del proprio gruppo di amici, divertirsi all’aria aperta senza i grandi classici (dal ruba bandiera alla caccia al tesoro). Già, perché anche a questo dobbiamo pensare. Sarà fondamentale la gestione psicologica delle menti più fragili, che avranno la sensazione di poter prendere questa brutta malattia e quotidianamente, per tutta l’estate, giocheranno ad andare “dal dottore”.

 

FASE 2, BAMBINI e ADOLESCENTI tra sogno e realtà

fase 2 bambini e adolescentiFASE 2, BAMBINI e ADOLESCENTI tra sogno e realtà. Ci stiamo avvicinando sempre di più all’estate e alla “Fase 2” anche per bambini e adolescenti. Diritto all’istruzione, bisogno di socialità e movimento, tutela delle pari opportunità: in poche parole, diritto all’infanzia.  Sono milioni le famiglie che si troveranno in difficoltà, dovendo rientrare al lavoro, dopo una quarantena che ha visto i bimbi reclusi in casa per più di cinquanta giorni. A chi lasceranno i figli? Chi si occuperà di loro, dal momento che i nonni non sono ancora disponibili e molti genitori non possono contare sulle baby sitter?

fase 2 bambini e adolescenti 1Forse s’intravede la possibilità di andare nei parchi e di frequentare centri estivi da giugno. Queste le linee ipotizzate dal piano per l’infanzia discusso dal Ministero della Famiglia. Si sta studiando un protocollo sanitario per poter raggiungere questo obiettivo: consentire anche ai bambini e adolescenti di uscire dall’isolamento casalingo dopo il lockdown. Parallelamente si parla di un piano economico per sostenere i genitori che rientreranno al lavoro, ma con i figli a casa da scuola.

Ci si confronta da tutta la settimana in Regione Liguria e col ministro della Famiglia, Elena Bonetti, su come mettere a segno un protocollo sanitario senza correre rischi di contagi tra bambini. Tramite una videoconferenza, qualche giorno fa, il ministro ha illustrato il suo piano ai rappresentanti di Pubblica Istruzione, Sport, Salute, Upi (Unione province italiane) e al presidente della società italiana di pediatria, oltre al sindaco di Firenze. Si è partiti subito dal confronto sul documento della Società italiana di pediatria, che ha richiamato la “politica a sviluppare linee d’indirizzo che si basino su prove scientifiche e raccomandazioni internazionali”.  L’obiettivo è chiaro da subito: anche i bambini dovranno rispettare il distanziamento sociale e ovviamente la ripresa alla normalità sarà ancora più strana per loro. È necessario fissare subito delle regole che dispongano un numero massimo di bambini per ciascun operatore dedicato, stabilire che i gruppi siano fissi e che non cambi giornalmente chi partecipa alle attività, per tenere sotto controllo il contagio. In pratica, la sperimentazione di laboratori a piccoli gruppi. Potremmo anche provare l’assistenza educativa domiciliare, anche per i minori con disabilità, altra fascia debole di cui non si parla mai. Gli assistenti, gli educatori, le scuole paritarie e gli oratori sono pronti, ma servono tempi e regole precisi dal Governo. Si sta pensando a una formazione ad hoc per baby sitter e per operatori delle famiglie nell’era Covid.

Non sarà facile mettere a regime il protocollo sanitario in poco tempo, per nessuna realtà che si occupa di bambini e adolescenti e ne conoscere i tecnicismi per attivare i servizi all’infanzia, ne è consapevole. Niente è impossibile, è vero, ma ad oggi non arrivano risposte in tal senso.

E’ importante ritornare alla realtà, alla fine dell’isolamento per bambini e adolescenti ma questa corsa alla riapertura porta con sé quesiti importanti. In primis la sicurezza dell’infanzia, che fino a qualche settimana fa sembrava la fascia meno colpita da Covid. Oggi, invece, nuovi scenari sembrano aprirsi in direzione opposta. Siamo davvero sicuri che la riapertura, per la salvaguardia economica, delle attività commerciali (e di conseguenza dei servizi all’infanzia) sia la soluzione a tutti i nostri mali? A quale costo dovremmo pagare questo legittimo gesto di libertà? Sono solo domande, a cui non riusciamo a dare risposta immediata. Da una parte c’è la necessità di “mangiare” e guadagnare, per non morire di fame o non far morire la propria posizione sociale; riprendere a lavorare è importante, per tutti. Dal lato opposto, c’è la preoccupazione di andare incontro a un’evoluzione del virus e al contagio delle fasce più deboli e indifese.  In questo momento di forte suscettibilità psicologica, dobbiamo fare un ulteriore sforzo mentale, riflettere e pensare attentamente ad ogni gesto compiuto, soprattutto se si parla di bambini e adolescenti. 

Centri estivi 2020, si o no? Un’estate senza bambini?

centri estiviLo stop didattico, che caratterizza questo periodo, sta gettando parecchie riflessioni sul mondo dei bambini, su ciò che si potrà o meno tornare a fare da qui a giugno. E per l’estate? Quali scenari dovremo immaginare? Reduci da una nuova esperienza (la scuola a distanza condivisa da genitori e insegnanti) spesso si sottovaluta il ruolo che avevano ludoteche, spazi ludici e parchi gioco. I gestori, in particolare, reggono a stento tutte le decisioni prese finora. Si tratta di imprenditori che hanno investito capacità e denaro per il tempo libero dei bimbi, “i buchi” da scuola e lo sport, per favorire lo svolgimento di feste di compleanno, momenti di aggregazione e socializzazione anche nel periodo estivo. Non si parla dunque di scuole, non si parla neanche di palestre, ma di ludoteche e spazi gioco. Luoghi e imprese ora lasciati vuoti, senza un minimo di chiarezza. In questa categoria non ci si può definire maestri, neanche artisti legati puramente allo spettacolo viaggiante (poiché possessori di attrezzature quali giochi gonfiabili o playgroud). Chi investe in questo settore deve scontrasi spesso con notevoli aspetti normativi per garantire la massima sicurezza e qualità ai piccoli ospiti e alle loro famiglie, con grandi crisi d’identità su ciò che realmente rappresenta e che ruolo sociale abbia per lo Stato. Di questa categoria si parla poco, pochissimo. Realtà che nell’ultimo decennio, per loro natura, hanno rappresentato dei salvagente per le famiglie, soprattutto nel periodo estivo, quando l’assistenza della scuola e degli asili viene meno e chi deve lavorare, spesso, deve optare per un servizio di centro estivo o una baby sitter.

Le disposizioni che arrivano oggi sono poco chiare su cosa potremo fare per l’estate con i bambini. Il pensiero è costante per molte mamme e papà.

“Se torno a lavorare, come faccio?”, “Se le scuole rimangono chiuse, si possono fare i centri estivi?”, sono solo alcune delle domande che giustamente si stanno sollevando e a cui non siamo in grado di dare risposta.

Partiamo con l’analisi del primo “se” (“Se torno a lavorare, come faccio?”). Il lavoro ripartirà lentamente, molte mamme e papà sono in crisi con il recupero della cassa integrazione o in pieno sviluppo dello smart-working, dove non è necessario uscire di casa. In pratica, minori possibilità economiche e maggiore tempo da passare in famiglia. Analizziamo questo dato come uno degli aspetti più importanti della trasformazione sociale post Covid. Le famiglie avranno più tempo per stare con i propri figli e meno bisogno di persone che li intrattengano. La diminuzione dei servizi al’infanzia, post Covid, sarà un dato significativo da sopportare per i rappresentanti di ludoteche e parchi gioco. “Se le scuole rimangono chiuse, si possono fare i centri estivi?”. I centri estivi potrebbero essere ospitati in luoghi privati, come ludoteche o spazi all’aperto condivisi, messe a norma tutte le direttive sui protocolli di sicurezza. In primis, la sanificazione. Se un privato volesse aprire, potrebbe munirsi di macchina igienizzante che nebulizza aria in entrata e uscita del locale, prevedere di misurare la febbre a tutti i bimbi in entrata e uscita della struttura, coordinare con il personale l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza. Insomma un’estate che preveda, invece che t-shirt e cappellino, un kit composto di mascherina, guanti di lattice e calzari per ogni bambino e operatore. Sempre in questo scenario possibile, ci sarebbe la riduzione numerica dei bimbi per gruppi e l’aumento del personale. Ciò vorrebbe dire un aumento dei costi. Questa quota ricadrebbe nelle tasche dei genitori, sempre più liberi e con meno disponibilità economiche. A livello solo ideologico, se lo scenario fosse quello, un gestore di ludoteche e parchi gioco si potrebbe fermare qui con la sua analisi e capire che ha ben poche speranze di riaprire la propria attività senza far crescere ulteriormente i debiti. Quello che ad oggi non siamo riusciti a capire è come il mondo dei bimbi possa trasformarsi. Come in tanti altri campi della vita, quest’esperienza ha messo in evidenza nuove dinamiche sociali con cui dovremo presto confrontarciViviana Carrero, portavoce regionale della categoria ligure del gruppo “Ludoteche e Spazio Gioco Italia”, è un’imprenditrice genovese con diverse realtà importanti nel settore. Grazie a lei ed altri imprenditori lombardi è nata l’esigenza di sollevare e condividere con gli esperti del settore i dubbi e le perplessità che questa epidemia lascia con sé . Non è tanto il dover fronteggiare le sfide, come afferma Viviana Carrero, ma avere un ruolo chiaro, una ricerca d’identità agli occhi dallo Stato, visto che per ora nessun decreto cita, neppure una volta, attività come ludoteche e parchi gioco. Aprire e gestire una ludoteca e uno spazio gioco richiede spese e impegni molteplici. La personalizzazione dei servizi per l’infanzia e l’organizzazione di eventi (per privati o enti pubblici) sono solo un ricordo e qualcuno dovrà iniziare a indicare come riconvertire questi ruoli, che rischiano lentamente di sparire in un contesto economico e sociale già in grave crisi a livello mondiale.