Sta finalmente arrivando (forse, boh, tu l’hai capito?) il giorno più atteso dai savonesi da marzo di quest’anno: quella del ritorno alle amate spiagge. A differenza delle normali primavere, infatti, questa che stiamo vivendo è stata caratterizzata da intere settimane di sole e cielo terso, venti gradi all’ombra, brezza leggera e uccellini cinguettanti. Peccato che ci fosse un attimo in atto la peggior pandemia mai vista dal 1918, che ci ha reso possibile vedere il mare solo con un binocolo dalla finestra (per i più fortunati) o in cartolina (per i meno fortunati ma amanti dell’old school).

Decreti e normative permettendo, amici savonesi, l’attesa è quasi terminata. Potremo presto tornare a stringere piccoli granelli di tiepida sabbia tra le ditina dei piedi, a farci un tuffo rinvigorente, a spalmarci al sole come grandi lucertole. Sì, ma a che prezzo?

Sembra infatti che intorno al tema del ritorno “a spiaggia” ci siano, oltre a un’enorme confusione, anche ipotesi di restrizioni che fanno pensare a normative scritte dagli autori di Scherzi a Parte.

Già mi sembra di vederti, tutto ringalluzzito, mentre ti prepari alla tua prima domenica al mare.

Sveglia alle 5.00, un caffè, una lavata di denti ma al volo, non troppo approfondita, che tanto ormai hai la mascherina saldata sulla faccia. E via, verso la spiaggia libera e oltre! Andiamo a conquistare il nostro piccolo pezzo di libertà, che visti i distanziamenti imposti, sarà più probabilmente un piccolo pezzo di terreno edificabile.

Con la tua bicicletta nuova fiammante acquistata grazie al bonus bici, che ti fa sentire tanto amante dell’ambiente, in una sola ora e venti raggiungi la tua spiaggia del cuore. Praticamente sei diventato pendolare del cazzeggio. Ma la bici ti fa bene, ne vieni da tre mesi di sedentarietà che somigliava più a un letargo, e ora per l’appunto pesi quanto pesa in media un orso greezly.

Nonostante abbia appena albeggiato ci sono già trenta gradi e giungi a destinazione con i capelli appiccicati alla fronte e le pezze sotto le ascelle. Ma che ti frega, tra due minuti potrai farti un bel bagno!

Mentre ti sfreghi le mani in vista del primo tuffo dell’estate, una figura si materializza sul lungomare. Gilet fosforescente, posa fiera, sguardo truce, occhiali da sole da american cops. Ti rendi conto subito di esserti imbattuto nella figura più temuta dell’estate. E non è lo squalo, ma l’Assistente Civile. “Buongiorno” ti dice, o potrei dire ti intima, perché più che un saluto sembra una velata minaccia. “Purtroppo l’accesso alla libera non è consentito.” Aggiunge.

Ma non può essere-pensi tu-ci dev’essere un errore. Sono appena le sei e mezza! Ma proprio mentre rimugini tra te e te, dai uno sguardo giù in spiaggia e…badabaaaaam! Spiaggia piena! Chi ancora avvolto in un sacco a pelo, chi già si sta scavando il suo buchetto per l’ombrellone, chi nel dubbio si sta spalmando già la protezione 50, che dalle 6 e mezza a mezzogiorno il tempo vola. La spiaggia è piena, amico mio, e tu ancora una volta nella vita ti rendi conto di quanto la partenza intelligente sia una cagata pazzesca.

Ritenti il giorno dopo, o potremo dire la notte successiva. Questa volta ce la fai, hai finalmente colonizzato la tua terra, e nessuno potrà portartela via fino almeno alle 19. Non ti alzerai da quell’appezzamento per nessun motivo al mondo. Considerato lo spazio che hai a tua esclusiva disposizione, oggi sei venuto in auto per portare con te qualche piccolo elemento d’arredo. La tua seggiolina arancione, l’ombrellone coordinato, un copridivano africano da 3 metri x 3 che userai come telo, un comodino, una piccola scrivania e un divano-letto, che non si sa mai.

Ora che il tuo monolocale è pronto e personalizzato, puoi goderti la tua prima giornata al mare.

Le ore passano e tra una chiacchierata tra te e te e una partita a carte a solitario, dopo qualche ora ti viene proprio voglia di socializzare con qualcuno. Il pezzo di spiaggia di fianco a te oggi è abitato da una ragazza giovane che ti sembra simpatica, decidi quindi che sarà la vittima sacrificale della tua necessità di chiacchiere.

“Ciao!” esclami con un bel sorrisone. “Eeh?” ti risponde, portandosi una mano all’orecchio, con la tipica espressione di chi non ha sentito nulla. Eh, ti credo, siete talmente distanti che praticamente vi trovate in due comuni adiacenti. “Dicevo…ciao! Piacere, sono Manuele!” ritenti imperterrito, alzando un po’ il tono.

“In che senso hai un ukulele?” risponde la giovane. Ormai è evidente che la conversazione quest’anno sarà cosa ostica. Dopo una serie di tentativi fallimentari, decidi di scrivere il tuo numero su un foglio e chiederle di chiacchierare su WhatsApp. Lei lo prende come un tentativo di approccio con secondo fine e ti fa un gesto che, nonostante la distanza, sei quasi sicuro di poter interpretare come un dito medio.

Dopo 10 ore “a spiaggia”, ti senti talmente solo che deicidi di trasformare il sacco segnaposto in Wilson di Cast Away, pitturandolo con la marmellata che ti eri portato per la merenda. Passi le successive due ore a parlare con un sacco pieno di sabbia con sù scritto “7”.

Si sono fatte le 17, tu sei ustionato persino nell’anima, Wilson è ormai pieno di mosche attratte dalla marmellata di cui sono fatti i suoi lineamenti, alcuni dei tuoi elementi d’arredo sono lì da così tante ore che se quasi sicuro che si siano danneggiati per la salsedine. Decidi quindi che la tua prima giornata al mare può considerarsi terminata. Carichi tutti i tuoi mobiletti in macchina e, stanchissimo, ti avvii verso il bar dello stabilimento a fianco. Chiedi un americano. Sei talmente stremato che il cameriere, anziché il caffè, senza indugi ti porta il cocktail.

 

Arianna Pernorio