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Si possono fare molte obiezioni, scrivere e dire frasi improntate del pressapochismo più becero, resta il fatto che quello scaturito da Greta è anche un fenomeno di costume che ci dice molto sulla società e su come ragiona la gente.

Ne sono uscite molte di affermazioni strampalate, alcune delle quali decisamente di bassa lega; gran parte di queste sono nate proprio dai genitori, da molte di quelle brave persone che hanno figli della medesima età, o quasi.

Tra quelle più degradanti metto di diritto gli inviti a riordinare la stanza, ad andare a scuola a piedi, a non giocare ai videogiochi.

Le ho trovate di una stupidità persino eccessiva; persino, perché alla stupidità, come vediamo ogni giorno, non c’è limite.

Ma poi, un limite, uno se lo aspetta, soprattutto quando è talmente lasca la maglia di quel colino dal quale filtra ogni idiozia possibile, che ingenuamente si pensava di averle sentite tutte.

E invece no. Perché, vedete, non è stata Greta a dare il cellulare in mano ai vostri figli per non sentirli piangere; non è stata lei a ridurre a zero, o quasi, le loro necessità di muoversi; e nemmeno è stata lei a ripiegare su ogni cosa semplice per intrattenerli mentre si annoiano, invece di dare loro un libro, o di leggerne uno per loro. Perché, diciamolo, è stato più semplice piazzarli davanti alla tv.

“Perché i figli sono un impegno grande, tu non lo sai”, voi lo sapete, eccome se lo sapete! Ma, piccolo inciso, forse, io lo immaginavo.

Parlo solamente con quelli che insultano e denigrano una ragazzina di sedici anni perché, anche per predisposizione mentale, si è dedicata a una missione così alta; di quelli che tarpano le ali ai propri ragazzi.

E lo trovo terribile, violento persino. “Prima di andare a manifestare per il Pianeta, pulisci la stanza”, ho letto. E orgogliosamente, questo messaggio spadroneggia su molte bacheche di genitori che, siccome non sono stati capaci di dare l’educazione che avrebbero voluto, ripiegano sulla meschinità. Che, si sa, la meschinità è quella cosa che convince gli idioti di essere intelligenti.

Perché, signori cari, è meschino spezzare le ali a un buon proposito, anche a quello più irrealizzabile; anche a quello che vi rende più difficile sentirvi in pace con voi stessi; anche a quello che mette in risalto le magagne di una generazione, la nostra, che è cresciuta nella maleducazione sociale e culturale.

Ho letto spesso quei proclami sul buongiorno e buonasera; sul grazie e prego; su quanto “quando ero giovane io, saltavo a piè pari”. Ed è vero che la nostra generazione non è stata altrettanto capace di instillare certi valori; ma è altrettanto vero che di persone di sessanta e settant’anni che non hanno un briciolo di cordialità e gentilezza ne ho incontrate parecchie.

Quindi, quei decaloghi sui valori dell’educazione di un tempo nelle interazioni sociali, affissi al proprio spazio come fossero verità assolute che vi manlevano da ciò che siete, che siamo, sono ridicoli.

E lo sono anche di più quando tutte quelle mancanze che avete tramandato, esacerbate dal menefreghismo di questo tempo, diventano un’arma per ridicolizzare gli atteggiamenti sani dei vostri ragazzi.

Perché uno, magari, ha reiterato i comportamenti più sbagliati per tutta quanta la sua vita e poi, un giorno, si appassiona a qualcosa; un giorno matura in quel piccolo spazio della mente, che non è stato contaminato dalla sua educazione raffazzonata, e, improvvisamente, vede una luce.

Ma a voi quella luce dà fastidio, perché vi ricorda quanto siete stati carenti e, invece di prendervela con voi stessi, gettate la croce sull’unica presa di coscienza che dovrebbe invece rendervi orgogliosi. Invece di partire da lì per trovare una strada e dialogare finalmente di cose migliori, riempite di letame quello squarcio propositivo che, anche fosse sul nulla, sarebbe molto di più di quella fiera delle banalità che è la vita ordinaria.

Perché questo, cari signori, insegna ai vostri figli come vessare i buoni propositi altrui, le fragilità, e, si torna sempre lì, le differenze.

Insegna come abusare di uno stato di debolezza e, invece di riaccompagnare a casa una ragazza ubriaca, spinge a farsela davanti agli amici che filmano tutto. Sembreranno equazioni stupide, ma la verità è che non sempre potete contare su ciò che i vostri figli vi sembrano in casa; la verità è che spesso manca loro che un adulto prenda sul serio un disagio e che quell’adulto veda quel disagio, che lo riconosca, che non lo ridicolizzi solamente per sentirsi in una posizione favorevole.

Ridicolizzare un buon proposito è bullismo ed è questo che insegnate quando lo fate, mettetevelo bene in testa.

Patrizia Ciribè