Disclosed book on table at library

Come si fa a scrivere un romanzo, anche solamente accettabile, se non si leggono, e non si sono letti, i grandi romanzi?

Questa è una domanda che mi faccio spesso davanti a pseudo scrittori che, nonostante tutto, si sono guadagnati una qualche credibilità.

Il punto, nella ricerca di un livello accettabile di scrittura, è appunto nella ricerca.

Il fatto o meno di riuscire nell’intento non è in alcun modo legato al successo di un libro: quando mai l’apprezzamento popolare ha evidenziato lo spessore di un’opera? Raramente.

Non che la gente sia incapace di riconoscere la bellezza. Solamente, spesso, per la gente, la bellezza risiede in ciò che è semplice da cogliere. Questo per via di una sorta di pigrizia che, aimè, è proprio tipica dell’attuale ricerca di intrattenimento.

Sempre più è destinata a spezzarsi quella linea di conduzione che tramanda il livello di ogni cosa. L’impoverimento di qualunque espressione artistica, quella ritenuta indirizzabile alla media della gente, è il risultato di un appiattimento che non è più proprio solamente di chi ne fruisce ma anche di chi, attraverso le pubblicazioni, le tramanda.

Con più l’autore si allinea a ciò che viene chiesto, a una spensieratezza necessaria per il comune lettore, tipica di una generazione senza impegni intellettuali, con meno la sua ricerca avrà uno scopo accettabile.

Con meno sarà accettabile il risultato per i canoni letterari di un tempo, che sono gli unici rimasti come indicativi di una scrittura colta. E con il termine colta non mi riferisco a una correttezza grammaticale, che vorrei fosse implicita, ma a uno spessore che concili la leggibilità con il costrutto.

La domanda sbagliata è sempre: Ha venduto il tal libro? E, si sa, quando la domanda è sbagliata, la risposta, di certo, non può aggiustarne le sorti. Questo, a meno che, chi risponde, non abbia altre aspettative, e non scollini da quella convinzione per cui il best seller sia la meta letteraria di un vero romanziere.

Già, perché la meta di un vero romanziere non esiste. È un’utopica frontiera per chi, scrivendo, cerchi business e gloria. Perché, lo dico senza mezzi termini: cercare di scrivere un buon romanzo è in realtà molto più difficile. E diventa impossibile se nemmeno ci si prova, se si scrive quello che piace alla media dei lettori e, soprattutto, se non si leggono romanzi veri.

La riuscita è sempre molto opinabile, lo è per chiunque e lo è stata persino per scrittori come Montale, Mark Twain, Hemingway, Tolstoj. Ma il tentativo è essenziale. Questo perché un romanzo, per fregiarsi di essere tale, deve contenere al suo interno almeno quel tentativo.

Sono tanti quelli che sono riusciti nell’intento di diventare romanzieri, riconosciuti autorevolmente, soltanto dopo essere morti o esserci andati vicini. E questo perché divenire romanzieri, scrittori, è un’operazione che può richiedere una vita intera, gran parte della quale spesa leggendo le cose giuste.

Parlando del mio secondo romanzo con un appassionato lettore, anche di letteratura classica, un intenditore devo dire, tra tutte le cose che mi ha detto, molte delle quali positive e alcune più critiche, ce n’è stata una solamente per me essenziale: ”Si vede che vuoi fare letteratura”.

L’intenzione, la ricerca, in ogni ambito espressivo, ma anche d’altro tipo, è alla base di qualunque anche parziale riuscita. Senza il tentativo, la volontà, ma soprattutto senza aver consumato la consistenza di ciò a cui ci si ispira, non esiste risultato, neppure parziale.

Ed è per questo che il romanzo attuale, spesso, si fregia di essere tale senza in realtà contenerne neppure il tentativo: perché se manca la radice di romanzo, se manca la sua impostazione e la ricerca della sua consistenza, il romanzo, semplicemente, non c’è.

Il vero problema, quello che osteggia la ricerca, è la mentalità attuale che punta solamente a un qualche risultato che sia socialmente accettabile. Quindi, in un mondo dove gli pseudo rapper vendono milioni di dischi e i veri musicisti si esibiscono davanti a mille persone, i risultati socialmente accettabili sono, ovviamente, assai discutibili.

Patrizia Ciribè

 

 

 

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