Narciso-Caravaggio-245x300 Narciso – Caravaggio, 1599

Chiunque sa qualcosa del mito di Narciso. Qualcosa ci è stato insegnato; raccontato; illustrato. Qualcosa è rimasto a motivare atteggiamenti imperniati di convinzioni cieche riguardo a se stessi.

È un mito, quello di Narciso, che ha avuto varie interpretazioni letterarie e ha riscosso particolare interesse in Freud che, in lui, individuava l’emblema dell’amore per se stessi.

Ma al di là dell’estremo di una patologia psicotica, ci sono persone apparentemente comuni che hanno un carattere fortemente narcisista.

In poche parole, e nella forma più diffusa, Narciso era una ragazzo che rifiutò ogni attenzione amorosa e affettiva. Specchiandosi nell’acqua si innamorò di se stesso, al punto da non desiderare altra compagnia che la propria. La sua fine fu ben poco gloriosa, infatti morì cadendo nel fiume in cui si specchiava.

C’è poi la storia di Eco, una ninfa vittima di un incantesimo: non potendo rispondere a Narciso che le chiese “chi è là?”, se non con la medesima frase da lui pronunciata, finì per vagare da sola piangendo l’amore perduto.

In sintesi, però, lui se ne infischiò sia di Eco che di chiunque, sinché il suo specchiarsi gli fu fatale.

Nel nome di Narciso, di derivazione greca, è insito il suo destino: torpore e morte. Non a caso, nell’iconografia tradizionale, i narcisi sono i fiori che spesso accompagnano le divinità degli Inferi.

Ma comunque, al di là di ogni altra divagazione assolutamente superficiale e sommaria, Narciso conosce se stesso al culmine della propria bellezza e, lì, sulle rive del fiume in cui si specchia, trova il suo destino.

Ci sono i malati di narcisismo, persone affette da una forma psicotica. Ma, a parte la follia diagnosticata e conclamata, i narcisisti vivono fra noi; si sposano; si riproducono; intessono relazioni e vite che, dall’esterno, possono pure apparire normali.

Ma non lasciatevi ingannare dall’apparente normalità, perché, la forma più certa di un equilibrio interiore, alberga quasi sempre nelle persone per certi versi alternative.

Da fuori, si tende a pensare che, il grigiore o i cliché in cui molta gente vive, siano indicativi della stessa regolarità apparente. La verità è che, con più le persone, dall’esterno, sembrano nella norma, con più celano veri e propri deliri. Con meno sono in contatto con se stessi e i propri limiti, con più credono di essere nel giusto.

Il narcisista, nella sua forma più comune e diffusa, è un tizio che pur avendo, come già detto, una vita nella norma non è mai riuscito a conciliare la percezione di sé con quella specie di coscienza che, solitamente, rende edotte le persone dei propri limiti.

Questo, è un problema molto serio che, se può esistere persino in presenza di rapporti con altre persone, per continuare a sembrare normale ha sempre bisogno del supporto di persone particolari.

Infatti, la prima situazione necessaria al narcisista per vivere comunemente è quella di incontrare gente dedita. Persone che si assoggettino e imparino talmente a coesistere con certi meccanismi, da ritenerli giusti.

Infatti, quelli che, a un certo punto, diserteranno da quegli automatismi malati, nel tentativo di un riconoscimento delle proprie motivazioni, incontreranno resistenza nell’impossibilità di sentire affermate e dichiarate le follie cui hanno assistito.

Spesso sono dinamiche familiari, spesso lavorative. Il punto comune è quella sorta di finto equilibrio che le persone dedite manterranno faticosamente, colluse con il narcisista.

L’individuo di carattere narcisista se ne frega di chiunque. Probabilmente, però, questa tendenza caratteriale si manifesta a vari livelli e, a vari livelli, agisce sui rapporti interpersonali. Sarà facile che nel prolungamento di un figlio questi veda, come possibili, aspirazioni personali disattese -o che non si siano completamente concretizzate-, quali bellezza, notorietà, eccellenza.

Ma ogni altra persona sarà il prolungamento di quell’unica cui tutto ruoterà intorno; tutto, senza alcuna consapevolezza da parte sua.

Il lato disastroso di questi meccanismi è proprio l’inconsapevolezza di quell’unica persona che, impegnata a saccheggiare le risorse di chiunque, non ne avrà alcuna contezza, né, tantomeno, riconoscenza.

Parlando di sé si dipingerà disponibile, generoso, riguardoso: mai accetterà di non potersi descrivere e dipingere rendendo verità assoluta quel ritratto, quell’immagine che vedrà riflessa davanti a sé per tutta la sua vita.

In un mondo perfetto, le persone fuggirebbero davanti a queste tendenze caratteriali –le chiamo così perché non ho né gli strumenti, né la benché minima competenza per definirle sotto a un profilo medico- ma qui, nella vita vera, ci sono genitori, coniugi, figli, amici di narcisisti e sempre, quando il rapporto permane, hanno il comune denominatore di una dedizione malata, ai limiti della follia.

La necessità subito successiva, per avvallare certe necessità, è una sorta di propensione alla mistificazione della verità, che prenderà le caratteristiche di un’opera teatrale, perpetua e ripetitiva. Questa realtà alternativa prenderà valore di realtà assoluta, non solo nella testa del narcisista, anche in quella di chi lo aiuterà con costanza nell’esibizione del proprio ego malato.

L’unica cosa che mi sento di dirvi se vi trovate, in qualunque situazione familiare o affettiva, a ruotare intorno a un narcisista è: ”Fuggite, sciocchi!”

Patrizia Ciribè

 

N.d.R. L’immagine dei miei articoli, quasi sempre un dipinto, ha un nesso profondo, talvolta impercettibile, con il loro contenuto.