Bielorussia: Chagall e Vitebsk 

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A Vitebsk tutto vola : un vecchio ebreo col giaccone nero, una capanna aerostatica, un cavallo fuggito dalle stalle di Giotto.

Volano le vacche, gli sposi, i giorni e un violinista sul tetto.
Cosa suona nella notte in mezzo alla pianura di neve?
Con quale musica culla il villaggio e spegne icone e fantasmi?
Non permettete che cada il violino, testimone di nozze e di funerali.

Non permettete che taccia.
È forse un violino zingaro inventato dal diavolo?
È forse un violino per guidare i viaggiatori delle grandi steppe?

Violino rotto della tragica Russia?

Nessuno sa cosa porta dentro il suo sacco, il suo rozzo sacco, il vecchio ebreo dal giaccone. Forse nasconde un libro che racconta la lotta di Giacobbe con l’angelo?
Se è un violino, meglio che cada nelle mani di Chagall.
Allora tutto vola,i tetti rossi, i candelieri, le mani cerate del rabbino, la luce intermittente della sinagoga.

(Juan Manuel Roca,Un violino per Chagall)

Eccomi a Vitebsk, Bielorussia, la città nelle cui vicinanze nacque il grande pittore Marc Chagall e dal cui ricordo non si separò mai per tutta la vita. Dalla finestra dell’Hotel Vitebsk guardo la città ed ha un non so cosa di familiare, di accogliente, come se la conoscessi da sempre.

Sarà la mia familiarità con i quadri di Chagall, sarà la suggestione, ma le sue tele entrano nell’inconscio delle persone sensibili e colorano la realtà di simboli potenti. Sarà la dimensione ridotta della città, sarà il sole di giugno che risveglia dal torpore del lungo inverno russo, ma Vitebsk mi appare proprio bella.

Chagall è un figlio della grande madre Russia, sarebbe inconcepibile parlarne senza menzionare le fiabe e la spiritualità di un paese che è un ponte tra Oriente e Occidente.

Chagall è figlio di un mondo contadino, un paesino fatto di case di legno a due passi da Vitebsk, come ce ne sono migliaia sparsi nella grande foresta bielorussa.

Un mondo scomparso in cui la famiglia ha una importanza fondamentale, come la quotidianità, ma a differenza di quest’ultima è permeata dalla presenza di Dio.

La religione ebraica è un altro aspetto basilare nell’evoluzione dell’artista, che ha sempre visto nella Bibbia il suo elemento ispiratore: talmud, rabbini e sinagoghe sono il suo pane quotidiano.

Un mondo duro ma fiabesco, in cui la musica, come nella tradizione slava, assume un aspetto centrale nella vita del villaggio e accompagna l’individuo nelle varie tappe della sua esistenza, inframmezzata dalle ricorrenze annuali delle feste del villaggio.

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Questa non vuol essere un autobiografia del pittore: ne esiste una perfetta scritta da lui stesso e che consiglio a tutti (La mia vita – Editore SE ), per approfondire quello di cui ho parlato e tanto altro.

Vuol essere, invece, un omaggio ad una piccola città di provincia, distante da ogni atmosfera turistica, dalla confusione e dalla fretta del vivere d’oggi.

La casa dove abitò (ora Museo Chagall) e il museo (situato in cima alla via pedonale principale), contenente alcuni disegni dell’artista, sono due chicche per ogni amante di Chagall: soprattutto la prima è, sicuramente, da vedere.

Vitebsk è una città giovane, divertente, in cui lo straniero è ancora visto come eccezione e accolto con curiosità, in cui si cammina tranquilli senza bisogno di macchine o mezzi, a piedi e tutto è a portata di mano.

Raggiungo la foresta ai margini della città, dopo una crociera sul fiume, in un’atmosfera di pace e tranquillità, quella Dvina che arriva a Polock, la città più antica della Bielorussa e protagonista del medioevo russo, quando Mosca non esisteva ancora. Quella Dvina che diventa Daugava in Lettonia e che, infatti, da il nome alla città di Daugapils per poi sfociare presso Riga, sul Baltico.

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Su questo fiume, che scorre dal Baltico alla Bielorussia, i vichinghi Variaghi erano dediti a commerci e razzie, arrivando fino al Caspio e al Bosforo. I variaghi, noti per il loro valore e coraggio, nel corso del tempo si mischiarono etnicamente con gli slavi. Il corpo, composto da elementi mercenari (inizialmente soprattutto scandinavi, ma poi essenzialmente anglosassoni) fu istituito nel gennaio del 989 d.C. Più tardi difese con successo Costantinopoli durante l’assedio dei crociati, in qualità di guardia personale dell’imperatore.

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Ecco il grande fiume, archetipo mitico, lungo il quale nascono le grandi tradizioni russe pagane come la Kupala, diventata poi la festa di San Giovanni Battista o del solstizio d’estate. La notte tra il 6 e il 7 luglio è caratterizzata dai fuochi accesi e dall’acqua con cui ci si bagna, è la notte delle danze intorno al fuoco, delle corone di fiori e delle antiche tradizioni pagane e cristiane che si fondono ed ancora sopravvivono.

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Ascolto le fiabe e le antiche storie sugli spiriti della foresta come se leggessi un libro contenente l’anima russa. Capisco come da tutto questo substrato non poteva che nascere, in tempi non dozzinali come questi e in questa terra, un Marc Chagall.

Insomma a Vitebsk si vola e tutto vola come gli sposi o i fidanzati nei quadri dell’artista e come i personaggi dei film di Emir Kusturica, grande estimatore di Chagall, che riprese da quest’ultimo il motivo del volo riproducendolo in alcune sue opere cinematografiche.

Ma lasciamo parlare Chagall stesso: “Dovevo solo aprire la finestra della mia stanza e l’azzurro del cielo, l’amore e i fiori entravano con lei. Vestita solo di bianco e di nero, per molto tempo sembrò fluttuare tra i miei colori, sovrana dei miei pensieri.”

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Marc Chagall, Sulla città, 1918 Olio su tela di 56 x 45 cm. Galleria Tretyakov – Moscow

La luce sovente si accende solo fuori dal clamore delle metropoli, dalla fretta della rincorsa quotidiana o turistica del fare e vedere il più possibile: a Vitebsk, come sul lago di Ohrid in Macedonia, alle porte di ferro sul Danubio serbo, come nel belvedere del castello di Loarre in Spagna, come in tanti altri piccoli gioielli che non si trovano se non si cercano.

Ecco perché viaggio: per cercare attimi in cui capisci davvero il posto in cui sei grazie, talvolta, a preziosi interlocutori che te li introducono, ad amicizie casuali o ad intuizioni. Mi piace provare la piacevole sensazione dello spiazzamento, il trovarmi in un posto in cui non dovrei essere, o che non pensavo esistesse e questi attimi contribuiscono a riprogrammare le emozioni che provi.

Ci sono città e luoghi incantevoli in Russia, come a San Pietroburgo l’Hermitage o a Mosca la Piazza Rossa, ma l’essenza di questo paese è la campagna: dalle foreste di betulle alle distese erbose, fino alle steppe. Luoghi dove spazio e tempo si fermano, come altrove succede con oceani e deserti (citazione del mio amico Max che condivido appieno).

Lasciamo Vitebsk diretti a Polock (più o meno centro geodetico dell’Europa), risalendo il fiume in treno, per vedere Santa Sofia e il monastero di Santa Eufrosina, patrona della Bielorussia e vissuta nell’anno 1100 d.C.

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Anche questo viaggio sta finendo tra ricordi e malinconie. E’ stato un viaggio azzeccato nelle sue scoperte, nella sua unicità, nella sua varietà di sensazioni.

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